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Opinioni

LA FESTA DEI “LAVORATORI”

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La festa dei “lavoratori”

Questo rifugiarsi ponendo quesiti su base virtuale alla fin fine… beh, da tempo immemore sostengo che il mezzo di Rousseau sia tutto fuorché fautore di giustizia, aldilà del già discutibile numero di utenti che sceglierebbe in nome di chiunque su temi scottanti, come se i parlamentari pentastellati non riuscissero a osare mettendo in pratica il pensiero dei cittadini che li hanno voluti al potere suppergiù. Questo strumento, oramai ammesso e concesso, va comunque sfruttato ogni volta rischiando di fare così un passo indietro per dei progetti strombazzati. Le sciocchezze profuse chiacchierando in toto ti assorbono a tal punto che diventi opinionista giocoforza e fai traballare la società; perciò non tramonterà l’ipotesi d’indagare con un sondaggio sul web e “accertare” la volontà di tornare di botto alla normalità, a patto che il singolo utente lo dichiari in modo esplicito senza avvolgersi nell’anonimato, assumendosi così delle responsabilità nel bene come nel male stando al risultato definitivo da qui a un semestre magari, ovviando alla mancata concessione del Recovery per cui si sbava, coi soldi semmai a tornare nelle tasche per gran parte dopo la consueta fiscalizzazione degli utili.
Coloro che sono obbligati a scegliere sul da farsi poi non han diritto di generare questioni a scapito degl’innocenti. Necessariamente, politicamente, finiamola di strumentalizzare i singoli problemi per ottenere il plauso della gente; troppo comodo mirare dritto su colpe che non ci va d’identificare, quando piuttosto sta diventando sempre più dura prenderci il proprio tempo e assorbire in maniera parsimoniosa l’altrui parere, convalidando almeno l’idea di voltare pagina come non mai!Con l’indicazione delle colpe altrui da autoritari, senza dare adito all’autoidentificazione delle reali rilevanze, la paura divampa e spazia nel genere umano.Due ditte farmaceutiche come la Johnson & Johnson e la Merck, in contrasto da una vita ma che si stringono la mano per sottrarre i pazienti di tutto il mondo da questo virus, è o non è una notizia tanto straordinaria quanto bella?

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L'ALLARME DOVREBBE RISUONARE...

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L’allarme dovrebbe risuonare…

Ci sta che dei pareri facciano riflettere o addirittura storcere il naso, l’importante è che grazie a questi traballino le cose che succedono per davvero.  Affinché le questioni di oggi facciano epoca occorre che non passino inosservate, con una sfaccettatura di tipo solidale, che permetta l’integrazione dell’essere sensibile, che soffre dettagliando la sua condizione. Volendo sincerarci sulla varietà delle emarginazioni, che mutano potendo quasi paragonarle a delle tendenze democratiche. Se il dire si legasse al fare persisterebbe eccome il benessere. Immaginare il mondo in movimento appena avvertite delle vibrazioni, e, una volta che un terremoto cessa, lamentarsi privi di alcun timore circa le carenze in termini di prevenzione, beh… trattasi di bavosa consuetudine.In mancanza della buonafede a livello conoscitivo, non la si smette mai di parlare e invalidare così tutte le ragioni di questo mondo. L’allarme dovrebbe risuonare quando si passa inavvertitamente dal ridere al piangere, non soffermandoci sull’ascolto del diverso.Siamo fuori di testa ma in buona compagnia, avendo fiuto per proferire parola come a pestarci a sangue e mantenere viva la cultura, dovendo stabilire chi vince e chi perde, in gironi infernali, senza che si mischino i sapientoni con gli artisti, i giurati con gli avari, gli esperti con i mediocri… del resto e per giunta, vuoi mettere il covid?Nell’allentabile morsa di una dichiarazione subliminale bisognerebbe riflettere circa la scarsa propensione a pensare che la gente riveste in parallelo al fatto che i filosofi invece si prendono troppo sul serio… qualità che si perdono nella notte dei tempi, che servono per venire a capo sia del bene che del male di vivere.Un individuo su cinque pressoché, quindicenne o al massimo sotto i trent’anni, in Italia si prodiga con fannulloneria.Si giunge a elencare attitudini che non ci appartengono per non annoiarci.

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QUESTA SPONTANEITA'...

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Questa spontaneità… 

Ci sono benemeriti estranei che sentenziano forse senz’alcuna qualifica ma di certo senza esclusione di colpi e soprattutto apertamente circa la condizione d’inferiorità in ambito civile e solidale dei loro simili e di coloro che li han procreati, un qualcosa che non sarebbe dovuto passare dall’anticamera del cervello, ma che si compie neanche per un ritorno economico o cogliendo l’occasione buona per diventare famosi… è che proprio bisogna scegliere se vivere o morire, egoisticamente.  Ma chi possiede piccole quote d’impresa necessita di comprendere perfettamente l’aspetto fondante di un patrimonio condivisibile. Su questa nuova congrega internazionale composta da club calcistici blasonati ancora teoricamente, la tanto vituperata Super Leauge, c’investirà uno dei massimi enti creditizi, la JPMorgan, ch’è stata recentissimamente capace di consigliare alle singole nazioni dell’Ue di rivedere le loro leggi basilari… a causa dell’eccessiva attribuzione di possibilità per integrarsi nella vita di tutti i giorni.  E l’individuazione dei malati di covid va ritenuta un principio di garanzia per muoversi nella società.  Il premunirsi per star bene fisicamente è riferito a un caposaldo della legge italiana, dagli effetti fondativi ma che sono stati limitati a quanto pare all’osservazione delle attività interne ai vari presidi sanitari, con la disperazione lacerante mentre all’esterno si va su di giri, in tutta allegria. Cosicché s’è insinuato e insediato il coronavirus, sconquassando presumibilmente, letteralmente, uno schema volto a dei virtuosismi autorevoli e ambigui giacché moderni, di punto in bianco. 

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DI BUONA REGOLA

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Disponiamo di un esecutivo fin troppo ordinario, che percepisce di non essere precario, anche se in realtà vacilla di buona regola. Chi ne fa parte si è piazzato in mezzo alla gente per sollecitarla a ribellarsi alle misure restrittive per l’ordine pubblico a causa del covid, roba che successivamente in Parlamento fa finta di nulla quando borbotta nel concreto Donna Giorgia per lo stesso motivo. Infanga a menadito il ministro della Salute, però dopo non osa facendolo cadere a tutti gli effetti, d’ufficio. Che se immaginiamo la moltitudine di sfaceli generata da preminenti capi di Stato, risulta inaudito tormentare il nostro ministro della Salute.  Che poi ci sarebbe la ministra per le dispute regionali, la rediviva Maria Stella Gelmini, ispirata a dir poco alla luce dell’incarico fornito a Massimo Parisi, in passato gaio membro berlusconiano e che ora sembra agevolare il gioco di squadra per la suddetta, a patto che a fine mese riceva un assegno che s’aggirerebbe intorno ai diecimila euro se non fosse che purtroppo su lui pende una sentenza (revisionabile eccome qui in Italia) avendo bruscamente spostato soldi cari agli enti creditizi coadiuvato da un noto, eccelso compagno di merende, che risponde al nome di Denis Verdini. Che genialata sopraffina, non vi pare? 

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L’AVVENTO DI BETTINO CRAXI E LA MORTE DEL SOCIALISMO ITALIANO

craxiCraxi: più lui rimaneva a dirigere il partito più io me ne allontanavo.

L’ultima polemica politica su Craxi riguarda il rinvio della messa in onda (al 26 novembre prossimo), da parte di Rai3, del film “Hammamet” di Gianni Amelio. La notizia è del 2 ottobre scorso*. La penultima è scoppiata qualche mese prima, il 13 luglio quando la Cassazione ha respinto i ricorsi presentati dai familiari di Craxi contro gli avvisi di accertamento per tasse evase e da pagare, riferite al 1992 e al 1993. Per la Corte, i soldi depositati in Svizzera erano riconducibili all'ex leader e non al Partito socialista italiano**. I figli di Craxi, Bobo e Stefania, hanno gridato alla censura del film e all’’accanimento giudiziario nei loro confronti.
Che vi devo dire: ogni volta che si riparla di Bettino Craxi, soprattutto nel tentativo di riabilitarlo da parte della stampaccia di destra e dei familiari, mi viene un moto di stizza. Sì, perché rivado indietro nel tempo e mi vengono nella mente il personaggio e il suo cinico decisionismo. In particolare, la memoria mi riporta ad alcune riflessioni (mai pubblicate) che appuntai nel lontano 1986 su una sorta di diario intellettuale. Epoca non sospetta, visto che Mani pulite e il lancio delle monetine non erano ancora alle porte. E così mi sono deciso di pubblicarle.
Allora avevo 38 anni compiuti da poco. A quella data Craxi era al governo, nel pieno del suo potentato politico. Vivevo a Milano già da nove anni (ci sono rimasto sino al 1994). Mi trovavo quindi proprio nell’epicentro del feudo elettorale e clientelare dei socialisti dell’epoca. Quelli che hanno la mia età, anche se in quegli anni non vivevano nella capitale lombarda, riconosceranno senz’altro il contesto storico di riferimento.

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