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ALLA FINE DELLA PANDEMIA LE REGIONI VANNO ABOLITE

ITALIA SUONI ABOLIDE

Lockdown o non lockdown? Lockdown totale o parziale? Su questi grandi interrogativi c’è stato, e continua a esserci, rottura tra governo centrale e Regioni. Quest’ultime un giorno vogliono il  lockdown totale, il giorno dopo no. Veramente, a volerlo e a non volerlo sono soprattutto i governatori di centro-destra (15 su 20, purtroppo). E’ dall’inizio della pandemia, da marzo scorso, che litigano con il governo centrale. La ragione è chiara come il sole: non vogliono assumersi la loro responsabilità, nonostante la legge 833/78 (istituzione del Servizio sanitario nazionale) ne  stabilisca prerogative e compiti.  Non se la sentono di introdurre limitazioni. Temono le proteste dei cittadini e quindi di perdere consenso. Persino l’ordinato Sud-Tirolo è andato in pallone. Come morso dalla tarantola, ha perso il controllo di sé. È scivolato nella confusione, nella disorganizzazione e nel ribellismo nei confronti di Roma. Però a decidere debbono essere i presidenti delle giunte  regionali (o i sindaci), visto che conoscono meglio di tutti l’evolversi della pandemia nei loro territori. E il fatto che giochino a scaricabarile è solamente vergognoso. Anche perché, volente o nolente, la gestione della sanità territoriale è nelle loro mani.  Non a caso la voce “sanità”, nei bilanci regionali, è quella che assorbe gran parte della spesa totale. In sostanza, il loro compito principale è soprattutto la salvaguardia della salute pubblica. Invece, pusillanimemente, non si muovono. Aspettano che a prendere le decisioni sia il governo centrale. Nell’attesa, la situazione peggiora. E così, alla fine, anche gli effetti negativi della loro inerzia tenteranno di scaricarli su Roma. Che ha invece compiti diversi in materia: di legislazione e di coordinamento generale. In questo atteggiamento codardo sono aizzati dal giornalume di destra e da due scienziati della politica, Salvini e Meloni, che hanno scambiato il governo Conte con il virus. E a niente è servito l’ultimo appello di Mattarella: «Mettere da parte partigianerie, protagonismi ed egoismi per unire gli sforzi a difesa della  salute». Anche la saggia Merkel ha ricordato agli estremisti di destra tedeschi (quattro gatti, per sua fortuna): «La pandemia è una catastrofe naturale, la politica non ha colpe. E’ un evento che avviene una volta ogni secolo». E: «Avremmo dovuto chiudere prima, ma i cittadini non avrebbero capito se non avessero visto i letti degli ospedali pieni. Ci aspetta un duro inverno». Gli “sgovernatori” fanno i furbi. Quando le cose vanno bene sono federalisti, o addirittura autonomisti, quando vanno male diventano all’istante centralisti. Alla fine di questo caos, bisogna per forza tirare le somme. E concludere che il decentramento in Italia non funziona, che le Regioni sono incapaci di dialogare tra di loro e, tutti insieme, con il governo romano. Insomma, anarchiche e disorganizzate. Inoltre, sono da tempo carrozzoni clientelari. Inghiottono un pozzo di soldi, che vanno a finire spesso nel “mare magnum” della corruzione. E danno da mangiare a una pletora di politici strapagati e inetti. Una palla al piede per il Paese. Vanno abolite. E chi lo farà si guadagnerà la gratitudine di molti italiani.

Pietro Filomeno

 

Tags: politica, italia, abolizione, regioni, amministrazione

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