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I TRE QUAQUARAQUA’ DELLO SQUADRISMO GIORNALISTICO

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I talebani della disinformazione, capeggiati dal califfo Feltri, che fece suo (ben oltre i limiti) il suggerimento di Gaetano Afeltra: «Piglia ‘o giornale e riempilo emmerd».
 I TRE QUAQUARAQUA’ DELLO SQUADRISMO GIORNALISTICO
Non so quanti di voi conoscono il giudizio, negativissimo, di Massimo D’Azeglio su certa stampa: «… era una grave sventura per ogni nazione, perché in luogo di essere potente leva di progresso e fiaccola di verità, era artifizio a nascondere il vero, e meretricio …». Lo scriveva, in un suo opuscolo, nel 1864. Era una giusta condanna allora e lo è ancora di più oggi. Lui faceva chiaro riferimento ai fogli mercenari che, a nome di un partito o di un candidato alla vita politica, avvelenavano l’opinione pubblica ricorrendo alla più bassa speculazione.  
Venivano finanziati dai ricchi, che miravano alle cariche pubbliche o a difendere una fazione partitica, per distruggere a livello personale, con argomenti diffamatori, gli avversari (o, meglio, i nemici) politici. Il giornalismo come arma impropria nella lotta politica all’ultimo sangue. Precisiamo: D’Azeglio non era naturalmente contro la libertà di stampa tout court, ma contro certa stampa. Quello che oggi chiamiamo giornalume.
Sono vent’anni che il trio Feltri-Sallusti-Belpietro è al soldo degli stessi padroni. Ma soprattutto di Berlusconi, alle cui mammelle hanno talmente succhiato fino ad arricchirsi. Merito loro? Dal punto di vista tecnico, sì: sono delle vecchie volpi. Eticamente, o deontologicamente, no: sono uomini da “galera”. Come i mercenari o i soldati di ventura, che mettevano le loro armi al servizio dei signorotti del tempo. E come quest’ultimi, spesso si sono affrontati tra loro. E anche traditi, quando in coppia sono sati al soldo di un solo padrone. Feltri e Belpietro, per dire, non si parlano più da tempo.
Del trio, Feltri è stato il caposcuola, il cattivo maestro degli altri due. Come ha ricordato Giorgio Bocca, fu cacciato dal “Corriere della Sera” per la sua tendenza allo scandalismo. Vizio che, in seguito, da direttore, impose come modello a tutti. All’inizio degli anni ’90, quando dirigeva “Bergamo Oggi”, arruolò Belpietro come vice. Poi, nel ’92, se lo portò dietro all’”Indipendente” (giornale forcaiolo, una vergogna di cui si è sempre vantato), facendo schizzare le vendite da 15 mila a 120 mila copie. Sempre merito suo, ma sempre con il suo solito metodo. Suggeritogli da Gaetano Afeltra: «Piglia ‘o giornale e riempilo emmerd». Cosa che Feltri seppe fare. Anzi, strafare. E su quella strada continua, sebbene con meno efficacia quanto a vendite.
Negli ultimi tempi, alla bella età di 78 anni, ha perso definitivamente la bussola. Al punto che ha dovuto dimettersi dall’Ordine dei giornalisti per evitare di essere espulso. Ma i guai non arrivano mai da soli. Infatti, ha subìto anche il tradimento di Sallusti, dopo che questi è diventato direttore responsabile di “Libero” al posto di Pietro Senaldi. Feltri è arrivato a lamentarsi pubblicamente di essere stato messo da parte, come un soprammobile. Gli fanno vedere il giornale a cose fatte, lui che è il direttore editoriale, quello cioè che dovrebbe dare la linea al giornale.  Nel frattempo, per consolarsi si è candidato alle comunali di Milano nella lista di Fratelli d’Italia.
Un soprammobile però di alto costo (a sei cifre), a danno dei redattori che al confronto stringono la cinghia. Ma l’editore, il famoso Angelucci, non lo molla per tre motivi:  perché Feltri è il fondatore della testata, perché il suo nome ha una certa ascendenza negli ambienti fascio-leghisti e perché – ultimo, ma non meno importante – a pagarlo profumatamente siamo noi. Ricordiamo che “Libero” succhia allo Stato, come finanziamento a fondo perduto, la bella somma di 2.703.559,99 euro ogni anno.
Tutto questo denaro senza ritorno, che non dovrebbe essere erogato al re delle cliniche private Angelucci (e non solo a lui), per fare che cosa? Alessandro Sallusti, 18 maggio scorso, nell’editoriale di insediamento, zeppo di verità e di menzogna, lo dice papale papale: «…. L’editore, che ringrazio per avermi scelto come nuovo direttore responsabile, ci sprona a nuove sfide, sia sulla carta stampata che sul web». Sprona a che cosa? “A raccontare il travaglio necessario a partorire, dopo dieci e passa anni di gestazione, un nuovo e credibile governo alternativo alla sinistra in salsa grillina che già ha fallito al suo primo, recente, tentativo targato Conte 2». E questa è la verità.
Come saranno trattati gli argomenti? «In puro stile feltriniano». Cioè? E qui siamo alla menzogna: «Diritto di critica nei confronti di chiunque e se sarà il caso pure di sberleffo». Veramente, più di sberleffo che di critica. E non nei confronti di chiunque. Ma questo non poteva scriverlo. Altrimenti, perderebbe di credibilità quando scrive, e lo fa spesso fingendosi vittima (non solo lui), che gli squadristi della disinformazione sono gli altri. Furbo, il nostro.
Pietro Filomeno
 

Tags: fascioleghismo, cattivo giornalismo, fake news, servilismo, pessime presenze

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