Home

IL QUARTETTO CETERA DELLA DISINFORMAZIONE

Scritto da Pietro Filomeno. Pubblicato in Opinioni

belpietro pezzo di merda

IL QUARTETTO CETERA DELLA DISINFORMAZIONE

 «Tempo fa, a Barbara D’Urso … ». Stop. Qui ti blocchi, già indispettito. Eh, sì, perché non si può continuare a leggere un libro che, dopo la terza parola, incappi nella finta fatina di Canale 5. Con un gesto analogo a quello di Giletti quando scaraventò per terra il libro di Mario Capanna, butti il libro sulla poltrona accanto e ti metti a leggere altro. Parentesi: il gesto di Giletti era censurabile, e infatti fu sanzionato dalla Rai, perché avvenuto in pubblico, davanti a milioni di telespettatori. Ma io, nel mio privato, fuori dagli occhi di tutti, l’avrei pure potuto buttare nel camino. Cosa che non farei mai nei confronti di un libro. Non solo per il soldi spesi, ma soprattutto perché sono convinto che anche il peggiore dei libri alla fine contenga qualcosa di interessante.
Qualche giorno dopo, riprendo in mano il libro rifiutato d’istinto. E qui vi dico il titolo e gli autori: «Epidemia di balle. Tutte le bugie che ci hanno raccontato su Covid e vaccini» (Società editrice La Verità srl, 2021, pp. 128, 7,90 euro). Scritto a otto mani: Maurizio Belpietro, Francesco Borgonovo, Camilla Conti e Antonio Rossitto. Mi direte: visto il titolo e gli autori, avevi ragione. Perché l’hai comprato, allora? E perché ora lo recensisci? Dovrei darvi ragione. Ma chi si assume il compito masochistico di farne le pulci, visto che il quartetto fa purtroppo opinione, si deve invece sottoporre al martirio. Di certo non vi invito a comprarlo e a leggerlo.
I veri temi del libro, suddiviso in tre parti, non sono il Covid e i vaccini, ma il pregiudizio negativo sul governo Conte 2. Un pregiudizio, direi, ideologico e antropologico. Manifestato con disprezzo sia nei confronti delle idee sia delle persone. Del resto, Belpietro, direttore de “La Verità” e di “Panorama”, è un vecchio maestro (insieme a Feltri e Sallusti) in questo gioco squadristico di far fuori i nemici politici. Infatti, a dare il là al massacro è proprio Belpietro, detto “L’antipatico”, nella prefazione. (A proposito, è proprio lui che, dopo la terza parola, ha citato Barbara D’Urso). Nelle sue otto pagine dà la chiave di lettura al resto del libro. Richiamando alcuni fatti e personaggi, si è esibito con toni liquidatori in una serie di mezze verità. Tecnica notoriamente peggiore delle notizie completamente false, perché la manipolazione viene nascosta sotto la verosimiglianza.
Nella prima parte, “La verità nascosta”, viene assaltato Roberto Speranza, ministro della Sanità. Senza perdere tempo, viene etichettato menzognero, contraddittorio, arrogante, auto-assolutorio, ridicolo: «uno dei ministri della Salute più discutibili di ogni tempo» (p. 13). E si dolgono che non abbia mai pensato a dimettersi. Immaginate come ora sono felici e contenti che Draghi lo ha riconfermato nel suo governo. 
In seguito viene snocciolata una lunga lamentela sulla presunta “verità nascosta” riguardante il “Piano pandemico”. Tutti siamo al corrente, o dovremmo esserlo, che risale al 2006 e nel 2013 è stato riconfermato senza essere adeguatamente aggiornato. In particolare, la catena di comando non è mai stata strutturata in modo funzionale dal centro alla periferia. Lo sanno anche le pietre che la destra, purtroppo seguita dalla sinistra, per sua convinzione ideologica ha preferito privatizzare la sanità privata a danno di quella pubblica. In particolare, della medicina territoriale. Naturalmente, per il quartetto Cetera, la colpa è del povero Speranza.
Nella seconda parte, “Il disastro dei vaccini”, è preso di mira Domenico Arcuri, ex commissario all’emergenza. La solita noiosa e pretestuosa tiritera sulle mascherine e i vaccini che non arrivano, le sedie a rotelle, le primule e via cazzeggiando. Su cui non vale la pena soffermarsi più di tanto. E invece sulla terza e ultima parte, “Le figurine della pandemia”, che si incontra il vero e proprio veleno. Ma anche la constatazione palese del pantano giornalistico, in cui i professionisti dell’informazione (soprattutto se direttori di giornali) non dovrebbero mai cadere e infangarsi.
 
Si tratta di un dizionarietto in cui vengono riportati, in ordine alfabetico, 15 proscritti. Accompagnati da dileggio. La tecnica è quella di impiccarli al contenuto di qualche frase estrapolata dal contesto in cui erano inserite e quindi priva di senso. 
Ecco i malcapitati, con stigma annesso:  Domenico Arcuri (pasticcione e incompetente, «collezionista seriale di incarichi», p.88); Lucia Azzolina (vedi Arcuri), Angelo Borrelli («Angelone va in giro a volto scoperto con il metro da capomastro», p. 95); Roberto Burioni («Borioni», «Bubu, amico di Yoghi», p. 96); Ilaria Capua («veterinaria», p.98); Giuseppe Conte («già ‘avvocato del popolo’, ex bis-presidente del consiglio  per uno scherzo del destino rinominato ‘Giuseppi’ da Donald Trump e mai involontaria storpiatura fu più azzeccata», p. 100); Andrea Crisanti («zanzarologo» e «Crisantemi», p. 108); Vincenzo De Luca («Fidel, Sceriffo, O’ faraone, Caligola e Vin Chen Zin …. cabarettista», p. 110); Massimo Galli («detto Katanga per l’appartenenza all’omonimo gruppo sessantottino», 114); Maria Rita Gismondo («opinionista del Fatto quotidiano» p. 118); Roberto Gualtieri («storico marxista opportunamente assiso alla guida del ministero dell’Economia nel fu governo Giuseppi», p. 119); Fabrizio Pregliasco («nelle interviste in esterna predilige giubbottini scuri smanicati. Nato pompiere, finito incendiario» p. 120); Gualtiero  Ricciardi («già attore nelle sceneggiate di Mario Merola come L’ultimo guappo», 122);  Giuseppe Sala («insuperabile gaffeur», 124).
 Il dizionarietto degli sfigati si conclude con Roberto Speranza, «laureato in Scienze politiche perciò ministro della Sanità» (p. 126).
Tutto qui il capolavoro. Ci si sono messi in quattro per partorirlo. Uno sforzo bestiale. Pensa se avessero dovuto completare l’opera, includendo l’intero esercito dei ballisti. Hanno infatti volutamente dimenticato Attilio Fontana, Giulio Gallera, Luca Zaia, Giovanni Toti, Matteo Salvini, Giorgia Meloni, Alberto Zangrillo, Matteo Bassetti e via annoiando. Gli squadristi della disinformazione avrebbero riempito mille pagine. Ma non era nel loro piano. 
Pietro Filomeno

 

Tags: razzismo, finto giornalismo, disinformazione, dittatura, fascioleghismo, antidemocrazia, populismo becero, casta, massoneria

Stampa