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LA CATTIVA COSCIENZA DI CERTA STAMPA ITALIANA

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Che certa stampa italiana facesse cadere le braccia non è un mistero. Ma pensavamo che ci fosse un limite a tutto. Invece, no. Ultimo esempio: l’esito delle elezioni in Usa. Iniziamo con l’’editoriale di Massimo Giannini, direttore de “La Stampa”, intitolato nientemeno “Il 25 aprile dell’America e del mondo” (8 novembre 2020). Sì, l’enfasi è troppa: ma corrisponde tutta al contenuto dell’articolo. «Per quanto sofferta e contrastata, la vittoria di Biden – scrive - cambia il corso della Storia. Segna una svolta per tutte le democrazie occidentali. Queste elezioni presidenziali erano davvero le più importanti del dopoguerra, non solo per il futuro degli Stati Uniti ma per i destini del pianeta. [ … ]”. Proprio così: le più importanti del dopoguerra. Naturalmente, più importanti dell’elezione di Barack Obama, il primo presidente nero. E sì, perché aggiunge: «Stavolta la posta in palio non era solo la Casa Bianca, ma c’erano in gioco il senso ultimo di cosa sia l’America, il concetto di libertà, l’idea stessa di democrazia».  Uno dice: va bene tutto, ma possibile che Giannini non si sia accorto dell’esagerazione a cui si è lasciato andare? Un po’ sì, a dire la verità, se più avanti annota: «Anche a costo di apparire un nostalgico delle ideologie del Novecento: questo 3 novembre è il 25 aprile d’America. È una festa di Liberazione per chiunque ancora creda nel liberalismo e nel costituzionalismo». Capiamoci:  che Trump il bullo sia stato sconfitto è un bene per l’umanità (visto il potere che esercita nel mondo il presidente degli Stati Uniti), ma far passare Joe Biden per il capo partigiano di un Cln internazionale ci vuole un bel coraggio. E siccome Giannini non è un fesso, nasce il sospetto che si tratti di un’enfasi studiata apposta o, perlomeno, nata da una deformazione ideologica. Una lettura sfalsata, ignorando i fatti, per spostare il discorso sul fronte italiano. Quanto detto si capirà più in là, nel proseguo di queste modeste riflessioni.  È vero, la politica di Trump è stata perniciosa: negazionista, razzista, sovranista e misogina. Ma Il direttore de “La Stampa” non può ignorare che in economia (lasciamo perdere i metodi usati) ha saputo dialogare con i ceti più deboli, che lo hanno sostenuto. Come non può ignorare che il sistema politico-istituzionale statunitense ha saputo reggere al personaggio circense chiamato Trump. Ancora: come non può ignorare che il centrista Biden ha sì vinto, ma perché c’è stata la radicalizzazione del voto. Lo dice l’alta percentuale di partecipazione alle urne. Insomma, si è raschiato il barile fin dove era possibile farlo.  Nello stesso modo di Giannini si è mosso anche Aldo Cazzullo. “Biden presidente, la saggezza lenta di una vittoria conquistata al centro”: così è titolato il suo intervento del 7 novembre scorso sul “Corriere della Sera”. Il succo della  sua analisi: «La campagna presidenziale di Biden è stata giocata tutta al centro. È stata rivolta ai repubblicani perplessi dalla svolta impressa da Trump. Ha parlato in primo luogo ai ceti popolari del Mid-West, che chiedono protezione economica ma tendono a essere conservatori in tema di diritti civili. Certo, Biden ha avuto e avrà bisogno anche dell’ala sinistra del suo partito, …».  E siccome non c’è due senza tre, ecco Maurizio Molinari, neodirettore de “La Repubblica”, con il suo editoriale a centro pagina: “L’antidoto al populismo” (8 novembre 2020). Per lui la vittoria di Biden va vista come una lezione per l’Europa: «Il populismo non è un destino inesorabile, può essere sconfitto nelle urne e l’antidoto  più efficace viene dalla coesione attorno ai principi identitari che distinguono ogni nazione. E che Biden ha trovato nell’eredità del repubblicano Abramo Lincoln sul valore di ‘riunificare la casa divisa’, lo stesso su cui Obama costruì la propria presidenza». Traducendo “coesione” con “larghe intese” siamo al capolavoro di sempre: il ritorno del centro, moderato e liberale, tutto mercato e profitti, silenziando le urla degli estremisti. Non capendo che sono proprio quest’ultimi che vanno ascoltati, frenando la globalizzazione selvaggia che ha  ammazzato il ceto medio e fatto arricchire ancora di più i ricchi. Gli avvertimenti sono già arrivati dalla stessa sinistra americana. Da Noam Chomsky, fondatore della linguistica modera e punto di riferimento della sinistra americana e mondiale: Biden, ha detto, ascolti la sinistra. Dalla deputata Alexandria Ocaslo-Cortez, figura di punta del sanderismo (l’anima socialista americana): se nella sua amministrazione, ha avvertito, Biden non darà una posizione di rilievo ai progressisti, il Partito democratico rischia di perdere le elezioni di midterm del 2022. Ma è stato chiaro anche Chuck Schumer, il leader dei Dem al Senato: se non facciamo scelte coraggiose e nette, ha profetizzato, fra quattro anni ci ritroveremo qualcuno peggio di Trump.  Un consiglio non richiesto, che sicuramente non sarà ascoltato, a Giannini, Cazzullo e Molinari: usate più cautela nel propagandare l’ideologia padronale, in questo caso degli eredi di Agnelli e di Cairo. Arrivare al punto di vedere anche nelle ultime elezioni americane il fantasma del centro è un po’ troppo. È vero che Biden è un moderato, anche se dem, ma lui ha vinto perché sostenuto da una coalizione di forze politiche diverse, mai così polarizzate e mobilitate con lo scopo unico di cacciare Trump dalla Casa Bianca. Altro che la ricerca del centro.   Infine, non dimenticate che chi vi legge non è meno stupido di voi. La vostra analisi sfalsata, ignorando i fatti, ha lo scopo strumentale di spostare il discorso sul fronte interno della politica italiana. Non a caso cogliete ogni minima occasione per sparare sul presunto populismo e l’incompetenza di chi ora sta al governo. Che non sia il migliore dei governi possibili, nessuno lo nega. Ma il vostro gioco è pericolosissimo. L’alternativa non è il ritorno a Berlusconi, che peraltro qualcuno di voi ha accanitamente combattuto in passato, ma qualcosa di peggio: la coppia Salvini-Meloni.
Pietro Filomeno
 

Tags: politica, italia, elezioni, giornalismo, analisi

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