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Torino, la sindaca Chiara Appendino condannata a 6 mesi. “Mi autosospendo da M5s, mio mandato va avanti”

appendino condannata suoniSei mesi. Questa la pena inflitta alla sindaca di Torino, Chiara Appendino, per il caso Ream. Tra gli altri imputati l’assessore comunale al Bilancio, Sergio Rolando, e l’ex capo di Gabinetto Paolo Giordana. Il giudice per l’udienza preliminare ha condannato a sei mesi anche Rolando, otto mesi, invece, sono stati inflitti a Giordana. L’accusa è di abuso d’ufficio e falso in atto pubblico. I tre condannati  avevano chiesto il rito abbreviato. Il direttore finanziario del Comune Paolo Lubbia, anche lui imputato, ha invece, scelto il rito ordinario.

“Porterò a termine il mio mandato da sindaca. Come previsto dal codice etico mia autosospenderò dal Movimento 5 stelle” questa la dichiarazione che concede alla stampa il primo cittadino torinese. L'Appendino è stata riconosciuta responsabile di una imputazione di falso ideologico.  La sindaca era in aula alla lettura della sentenza. I suoi legali, Luigi Chiappero e Luigi Giuliano, hanno annunciato il ricorso in appello.”La tenuità della condanna dimostra l’irrilevanza del fatto. Leggeremo le motivazioni e ci appelleremo, fiduciosi di poter ribaltare la sentenza” afferma l'avvocato  Chiappero. Per Chiara Appendino non scattano i meccanismi previsti dalla legge Severino: la sindaca di Torino, infatti, è stata condannata solo per falso ideologico ed è stata assolta dal reato di abuso in atti di ufficio. Il processo verte sul caso dell’ex Westinghouse e di una caparra da cinque milioni che la Ream, società partecipata della Fondazione Crt, aveva versato al Comune, ai tempi della precedente giunta, per avere un diritto di prelazione sull’area interessata da un progetto di rilancio per costruire un centro congressi. Nel 2013 il progetto fu aggiudicato a un’altra società. I cinque milioni dovevano essere restituiti nel 2016. Per l’accusa l’amministrazione Appendino non avrebbe inserito nel bilancio 2017 i cinque milioni versati come caparra. La sindaca ha sempre dichiarato: “fermamente convinta di avere sempre operato nell’interesse della collettività e della Città. Questa mia scelta, garantendo una più rapida definizione del processo, va nell’interesse anche della Città che rappresento”. L’indagine era stata aperta dopo un esposto dei capigruppo di opposizione.  Al momento della gara per assegnare la progettazione e la realizzazione del nuovo complesso i concorrenti avevano dovuto lasciare una caparra. Tra questi c’era anche la Real Estate Asset Management (Ream), società di gestione di risparmio i cui azionisti sono le principali fondazioni bancarie piemontesi, che aveva versato cinque milioni di euro al Comune di Torino per il contratto preliminare. Tuttavia nel 2013 la gara viene aggiudicata dalla Amteco & Maiora srl, che firma il contratto preliminare con il Comune. A quel punto l’amministrazione (giunta Fassino) avrebbe dovuto rendere i cinque milioni di euro con gli interessi alla Ream, ma non lo ha mai fatto. Nel 2016, diventata sindaca, Appendino e la sua giunta si trovano a dover affrontare la questione e a far quadrare un bilancio con grosse difficoltà. Innanzitutto deve ammettere che non può fermare il progetto (come promesso in campagna elettorale ), pena la perdita di quasi 20 milioni di euro, preziosissimi per le casse civiche. E preziosi sono anche quei 5 milioni di euro, motivo per cui l’amministrazione vuole posticipare la restituzione. Ed è qui che sorgono i problemi. Il 22 novembre il suo capo di gabinetto, Giordana, scrive una mail alla direttrice della direzione finanze Anna Tornoni di non iscrivere nel bilancio i cinque milioni di euro: “Per quanto riguarda il debito Ream lo escluderei al momento dal ragionamento, in quanto con questo soggetto sono aperti tavoli di confronto”. Pochi giorni dopo la sindaca le manda una lettera: “Stante le trattative aperte con la Città, non è prevista la restituzione”. Tuttavia il 6 dicembre il presidente della Ream Giovanni Quaglia, eletto poi presidente della Fondazione Crt, una delle azioniste di Unicredit, torna a chiedere quel denaro, un elemento che per la procura dimostra l’assenza di trattative in corso.  Il procuratore aggiunto Marco Gianoglio aveva ipotizzato quindi che a quel punto la Città avrebbe dovuto rendere quei soldi, ma non lo ha fatto perché Appendino, Rolando e Giordana avevano sostenuto falsamente – secondo l’ipotesi del pm – di avere quelle trattative in corso...Come dire Onestà...Onestà...Onestà.....

Antonio Di Lena
 

Tags: politica, italia, europa, esclusiva, donna

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