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KAMALA HARRIS: LA PRIMA DONNA VICEPRESIDENTE DEGLI STATI UNITI DELLA STORIA.

kamala harris suoni del silenzio

Kamala Harris è la prima donna (nera e asiatica) a ricoprire il ruolo di vicepresidente degli Stati Uniti d'America grazie alle presidenziali 2020 appena concluse. Si dovrà attendere ancora giorni, probabilmente più del dovuto , prima che Trump conceda la vittoria a Joe Biden. Con 273 grandi elettori, il candidato del partito democratico è diventato il 46esimo presidente degli Stati Uniti d’America.

E a meno di ricorsi tumpdipendenti  fatti in  tribunali locali, fino alla Corte Suprema, è improbabile,  che Trump possa reclamare in qualche modo la presidenza, anche se questa storia di ammettere la sconfitta non li sta andando davvero giù.  Con la vittoria di Biden in quattro stati chiave, l’onda blu è tornata a toccare il Midwest, proprio dove quattro anni fa si era fermata Hillary Clinton, e con lei il partito democratico statunitense. Da un vice presidente a una vicepresidente, Joe Biden, testimone dell’arrivo alla Casa Bianca del primo presidente afroamericano, Barack Obama, di cui ne è stato il braccio destro per otto anni, farà ora da trampolino a un’altra svolta storica che solo i democatici potevano affermare negli Stati Uniti. La svolta ha il nome di Kamala Harris. Sarà lei la prima donna a occupare la carica di vicepresidente degli Stati Uniti d’America, dopo le candidature di Geraldine Ferraro, nel 1984, e Sarah Palin nel 2008 nelle rispettive tornate elettorali. La Harris è figlia di due immigrati di prima generazione, con padre giamaicano e mamma indiana, Kamala,  rappresenta l’anima più progressista dell’America. Con una carriera politica di venti anni alle spalle, Harris si è formata tra i tribunali e gli uffici della California di cui è stata procuratrice generale dal 2010 al 2014, per poi essere eletta al Senato. Da una parte troppo irrequieta per incarnare il sogno americano, dall’altra troppo bianca per comprendere le difficoltà e le sfide degli afroamericani (luoghi comuni?), Harris non ha mancato di fare sue le questioni razziali proprio nel confronto con Biden alle primarie democratiche. Nel 2019 aveva accusato l’ex vicepresidente di non aver contrastato abbastanza la segregazione razziale negli anni ’70 e aver lavorato con determinazione per l’integrazione. Ma, screzi a parte, l’11 agosto Joe Biden ha fatto il suo nome nel ticket per la presidenza. Lei,  dopo essersi ritirata dalla corsa alle primarie dem, ha dato una spinta significativa alla campagna di Biden. Con la vittoria del candidato democratico si apre una stagione americana segnata dal nome Harris. Non è un segreto che l’ex procuratrice punti alla massima carica dello Stato e chissà che questo mandato come vicepresidente non faccia da apri pista a una lunga permanenza alla Casa Bianca. Intanto ieri sera il neo-presidente degli Stati Uniti nel suo discorso alla nazione ha dichiarato: “Mi impegno ad essere un presidente che unisce e non che divide. Torniamo ad ascoltarci, siamo tutti americani. Non esistono stati blu e stati rossi. Esistono solo gli Stati Uniti. Diamoci una possibilità aiutandoci l'uno con l'altro. Il mondo ci guarda e noi torneremo ad essere un Paese rispettato nel mondo. Lasciamo che questa cupa era di demonizzazione in America cominci a finire, qui ed ora. Ora è il tempo di riconciliarsi e di guarire le ferite del Paese, dal razzismo sistemico alla pandemia.” Ora si attende un bagno di sana umiltà (arrivera?) da parte di Trump con un bel discorso alla nazione dove ametta finalmente la sconfitta e l'inefficenza politica che ha contraddistinto il suo mandato...uno dei peggiori a detta degli americani.

Antonio Di Lena

 

Tags: mondo, elezioni, stati uniti, femminismo, democrazia

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